A proposito di resistenza popolare

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Medaglia d’oro al valor militare alla città di Napoli

«Con superbo slancio patriottico sapeva ritrovare, in mezzo al lutto ed alle rovine, la forza per cacciare dal suolo partenopeo le soldatesche germaniche sfidandone la feroce disumana rappresaglia. Impegnata un’impari lotta col secolare nemico offriva alla Patria, nelle “Quattro Giornate” di fine settembre 1943, numerosi eletti figli. Col suo glorioso esempio additava a tutti gli Italiani, la via verso la libertà, la giustizia, la salvezza della Patria.»— Napoli, 27 – 30 settembre 1943

Un rastrellamento tedesco lungo via Caracciolo ad altezza del porticciolo degli aliscafi

… e l’insurrezione popolare divenne inevitabile quando i tedeschi cominciarono a rastrellare tutti i cittadini napoletani in età abile per deportarli in massa nei campi di concentramento.

Si unirono a loro anche moltissimi dei soldati italiani che solo pochi giorni prima si erano dovuti dare alla macchia, ma anche una folla disarmata e urlante, a maggioranza femminile, si scatenò contro i rastrellamenti tedeschi, liberando i giovani destinati alla deportazione.

Maddalena Cerasuolo (anni 23) e Antonio Amoretti (anni 16) armati in attesa di entrare in azione a Santa Teresa al Museo angolo vico della Purità, Napoli, 30 settembre 1943.

Una delle prime scintille della lotta scoppiò al quartiere Vomero dove, in località Pagliarone, un gruppo di persone armate fermò un’automobile tedesca uccidendo il maresciallo che era alla guida.

Un gruppo di cittadini si diresse verso il Bosco di Capodimonte dove i tedeschi stavano conducendo a morte alcuni prigionieri e contemporaneamente fu messo a punto un piano da un drappello di marinai italiani di impedire a un gruppo di guastatori tedeschi di minare il ponte della Sanità, per l’interruzione dei collegamenti con il centro della città.

Blocco stradale in via Santa Teresa degli Scalzi.

In serata venivano assaltati e depredati i depositi d’armi delle caserme di via Foria e di via Carbonara.

Con il passare delle ore aumentava sempre più il numero dei cittadini e cittadine napoletani che si univano ai primi combattenti e gli scontri si intensificarono.

Screenshot di “Le quattro giornate di Napoli” ( 1962) di Nanni Loy

Nel quartiere Materdei una pattuglia tedesca rifugiatasi in un’abitazione civile fu circondata e tenuta sotto assedio per ore, sino all’arrivo dei rinforzi: tre napoletani persero la vita.

A Porta Capuana un gruppo di 40 uomini si insediò, con fucili e mitragliatori, in una sorta di posto di blocco, uccidendo sei soldati nemici e catturandone altri quattro, mentre diversi combattimenti si avviarono in altri punti della città come al Maschio Angioino, al Vasto e a Monteoliveto.

L’entusiasmo dei napoletani in via Carbonara alla notizia della ritirata tedesca

I tedeschi procedettero ad altre retate, questa volta al Vomero, ammassando numerosi prigionieri all’interno del Campo Sportivo del Littorio, il che scatenò una ulteriore reazione dei napoletani che diedero l’assalto al campo sportivo determinando la liberazione di una parte dei prigionieri.

Nella piazza Giuseppe Mazzini, presso l’edificio Scolastico «Vincenzo Cuoco», i tedeschi attaccarono in forze con i carri armati Tiger e non più di 50 ribelli tentarono strenuamente di opporsi ma dovettero subire il pesante bilancio di 12 morti e oltre 15 feriti.

Anche il quartiere operaio di Ponticelli subì un pesante cannoneggiamento, in seguito al quale le truppe tedesche procedettero a eccidi indiscriminati della popolazione penetrando sin dentro le abitazioni civili.

 

Altri combattimenti si ebbero nei pressi dell’aeroporto di Capodichino e di piazza Ottocalli.

Nonostante la loro forza e tedeschi erano ormai allo stremo e si accordarono ad una trattativa per la riconsegna dei prigionieri del Campo Sportivo del Littorio in cambio del libero passaggio per uscire da Napoli, per la prima volta in Europa i tedeschi trattavano alla pari con degli insorti.

Anche se le truppe tedesche avevano già iniziato lo sgombero della città, i  combattimenti non cessarono e i cannoni tedeschi che presidiavano le alture di Capodimonte colpirono per tutta la giornata la zona tra Port’Alba e Materdei, e altri combattimenti si ebbero ancora nella zona di Porta Capuana.

L’ingresso delle truppe americane dopo la fuga dei tedeschi. Al centro via santa Teresa degli Scalzi e a sinistra via Salvator Rosa.

Gli invasori in rotta lasciarono dietro di loro incendi e stragi; clamoroso il caso dei fondi dell’Archivio di Stato di Napoli, dati alle fiamme per ritorsione nella villa Montesano di San Paolo Belsito dove erano stati nascosti, con incalcolabili danni al patrimonio storico e artistico e la perdita delle pergamene originali della Cancelleria Angioina ma ilº ottobre 1943 alle 9:30 il comando tedesco in Italia dichiarò la ritirata conclusa con successo.

 

Il 7 ottobre 1943, verso le ore 12:00 a Napoli ci fu un massacro. I nazisti tedeschi, cacciati da Napoli il 1° ottobre dalla popolazione, piazzarono (responsabile fu la 3° Compagnia del 60° Battaglione Motorizzato Pionieri dell’Esercito tedesco) alcune mine ad alto potenziale ad orologeria nel Palazzo della Posta Centrale (nella parte Ovest dell’edificio… quello verso l’attuale Piazza Carità), dietro un falso muro sapientemente progettato nel seminterrato

Le quattro giornate di Napoli ebbero senz’altro il merito di impedire che i tedeschi potessero organizzare una resistenza in città o che, come Adolf Hitler aveva chiesto, Napoli fosse ridotta «in cenere e fango» prima della ritirata.

Ugualmente fu evitato che il piano di deportazione di massa organizzato, successo conseguito non solo grazie ai combattimenti ma anche per la resistenza civile e non violenta di tanti napoletani, in primis le donne, operai, «femminielli», preti, «scugnizzi» (10% circa degli insorti), studenti, professori, medici e vigili del fuoco.

Gennaro Capuozzo, un piccolo grande eroe caduto in guerra mentre lanciava in bomba a mano verso un carroarmato tedesco. Alla madre fu data la medaglia d’oro d’onore per questa impresa storica.

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